Vie d’acqua

Verso un’origine che accade ogni giorno perché ogni giorno piove

2012

Esperienza del paesaggio + installazione + ambientazione sonora.
8 bastoni da camminata (nocciolo e rododendro). 5 stampe fotografiche 15×22 cm. Dimensioni 205x150x50 cm.
File audio, 31’ 58”, loop.

A partire da una riflessione sui processi di formazione e trasformazione del paesaggio della Val D’Ossola, l’attenzione in questo lavoro si rivolge da un lato all’acqua, che modella il territorio in una lenta azione di erosione e spostamento, e dall’altro all’esperienza del paesaggio, seguendo una lunga tradizione locale di escursionismo di alta montagna. Il lavoro mette in atto l’incontro tra processo naturale e processo culturale di definizione di un paesaggio.

Risalgo i percorsi dei fiumi che ogni giorno distruggono e creano il proprio paesaggio verso l’origine di tale processo, le cime delle montagne dove si formano le nuvole che ogni giorno alimentano queste vie d’acqua, a ciclo continuo. Dove finisce la strada si deve seguire un sentiero per proseguire, esplorando la verticalità, sentendo la roccia sotto i piedi, le asperità del terreno, l’umidità dell’aria quando il paesaggio scompare nella nebbia, il fischio della marmotta. È il corpo che si disperde tra la terra e il cielo, ristabilendo una relazione primaria con il territorio, accordando la mente al luogo. Ogni volta recupero un bastone da camminata prima di iniziare la salita.

Ho percorso il torrente Strona nella Val Strona, fino al Lago Capezzone e al bivacco Abele Traglio a 2100m; i torrenti Pedriola e Anza in Val Anzasca, fino al Ghiacciaio del Monte Rosa e al Rifugio Zamboni-Zappa a 2070m; il torrente Bogna, fino al bivacco Marigonda nell’Alpe Laghetto a 1823m. E ancora il Devero, fino al Lago di Devero, fermandomi al rifugio Castiglioni, 1856m, e infine, il fiume Toce fino al Lago del Toggia a 2150m, dove c’è il Rifugio Maria Luisa. Inseguendo nuvole.

Raggiungo i rifugi, dove i miei percorsi si intrecciano con quelli di altri, e dove trovo parole e racconti lasciati nei libri di vetta, registri di passaggi, appunti e impressioni, che compongono paesaggi che si manifestano a ritmo di passo.
La lettura di queste tracce dà forma ad una ambientazione sonora che è stata diffusa attraverso l’impianto audio della fabbrica che ospitava la mostra, mentre i bastoni utilizzati nelle camminate reggono immagini di nuvole catturate sulle cime, in una installazione.

Salita lenta causa mirtilli.


Sono solo tra le nuvole come piace a me.


Dopo una salita nella nebbia, quando ormai pensavamo di esserci persi, una schiarita ci ha permesso di scorgere il rifugio.


Come al solito piove.


Ambienti solitari e selvaggi da accostare con calma.


Nebbia fittissima, leggera pioggerella, temperatura 7°, visibilità zero.


Lago delle Locce. Quasi a toccare il cielo.


Nebbia, nuvole e pioggia.


Pizzo Bianco, 3215 metri, e ritorno. Nevica.


Tempo da lupi e acqua nelle nubi. Nessuna vista sul Monte Rosa.


Fortissimo temporale con grandine che ci ha beccati a 5 min. dal rifugio. Abbiamo apprezzato il tè. Ora che si sono calmate le acque torniamo a casa.


Piove.


Da Campello Monti, pausa al lago, verso Cima Altemberg.


Ricordo di ciò che è stata la Repubblica partigiana della Val d’Ossola. Senza memoria non c’è futuro.


Due stambecchi, un camoscio, una poiana.

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Fortezza del Priamar, Savona, 2017