Surrounded

Performance
Durata variabile

Con la partecipazione di Fé Avouglan, Giacomo De Albertis, Carlo Reposo, Elena Ruzza, Giuseppe Verdino ed Emanuela Ascari.

 

Nel 1968, durante uno dei viaggi di avvicinamento alla Luna, da circa 30.000 km, fu scattata Earthrise, “la prima fotografia della Terra” vista dallo spazio. Quell’immagine è ora diventata portatile ed esplorabile in tempo reale, grazie a un numero crescente di satelliti che fotografano costantemente la superficie terrestre e a cui siamo costantemente connessi. Dopo il primo Sputnik lanciato nel 1957, oggi sono 3372 (alla data della performance, oggi sono già 4085) i satelliti artificiali in orbita. Siamo circondati.

Come protesi estese al di fuori della Terra, abbiamo inventato ingegnosi strumenti di visione, registrazione, calcolo, e li abbiamo spediti ad osservarci dallo spazio. Invisibili ad occhio nudo, se non come corpi luminosi in movimento nel cielo notturno, vedono tutto, ad alta definizione. Schierati in costellazioni e puntati a coprire ogni centimetro del pianeta, l’attività di questi satelliti fornisce supporto non solo per il nostro orientamento spaziale, ma per le comunicazioni, lo scambio di dati, le previsioni meteorologiche, la ricerca scientifica. E per scopi militari, di sorveglianza e controllo. Si viene così a creare un archivio in espansione di immagini, dati e informazioni, fornendo possibilità che prima non avevamo per la comprensione del mondo in cui viviamo e per il nostro immaginario, andando a risvegliare nell’uomo antiche manie di domino, ma anche una nuova consapevolezza ecologica. La visione satellitare ci permette di prendere distanza dalla Terra, e di guardarla da un nuovo punto di vista, anzi da innumerevoli punti di vista, che le girano attorno.

Per fare ciò, però, erodiamo la crosta terrestre, da cui ricaviamo i materiali per costruirli, e consumiamo un’enorme quantità di energia, sconvolgendo gli equilibri ecosistemici. Costruiamo macchine per guardare dallo spazio lo spettacolo della nostra distruzione: le deforestazioni, il progredire delle miniere, gli incendi, cambiamenti climatici, … Da questa prospettiva ciò che lasceremo alle prossime generazioni è l’archivio digitale di un mondo in disfacimento, in termini di materia, di biodiversità, di vitalità. E un sistema di controllo e sorveglianza con cui fare i conti, a fronte di nuove possibilità per lo sguardo, la conoscenza, e l’immaginario.
Di questi moderni strumenti che vedono, ascoltano e archiviano tutto di noi, quasi ignoriamo l’esistenza. 
La performance è la lettura ad alta voce dell’elenco dei nomi di questi satelliti. Il linguaggio è lo strumento che l’uomo utilizza per conoscere, e l’atto di nominarli pone di fronte alla loro esistenza: è un modo per venirne a conoscenza, sapere che esistono e poterne parlare, un primo passo per potersi difendere.

L’elenco dei nomi ufficiali dei satelliti in orbita proviene dal Satellite Database dell’UCS (Union of Concerned Scientists), aggiornato al 1 gennaio 2021: https://www.ucsusa.org/resources/satellite-database

Nel corso del prossimo decennio migliaia di satelliti verranno lanciati in orbita e graviteranno attorno alla Terra a fini perlopiù commerciali, di comunicazione e di controllo.

 

Un ringraziamento al prof. Emanuele Pensavalle per la consulenza.

 

Prodotto per il Festival Archivisssima, 2021, Torino

 

Photo credits Archivissima.